Rizzi: “Non solo una pagina bianca, ma la prima pietra di un villaggio educativo”
C’è chi in dieci anni cambia più volte lavoro e chi, in quel medesimo lasso di tempo, riesce a costruire una dimensione professionale e di vita che restituisce un senso profondo ai desideri di bambina. È il caso di Giulia Rizzi, educatrice laureata in Scienze dell’Educazione, che ha sempre voluto prendersi cura degli altri e, da quasi un decennio, presta la propria opera in Eureka. “Non solo un appagante modo di contribuire a crescita e benessere nei bimbi – ha spiegato – ma anche un mezzo per esser concretamente vicini alle loro famiglie e comunità”. Un impegno che, dopo quasi nove anni trascorsi al nido di Gossolengo, da poco la vede al centro d’una scommessa tutta nuova: il nido di Cadeo di recente inaugurazione. È un’avventura pedagogica, quella di Giulia, che è cresciuta insieme alla stessa Eureka, e che ora si rinnova con inesausto entusiasmo, pronta ad allargare la portata di valori, competenze e sensibilità che da sempre la Cooperativa promuove ad un altro comune piacentino.
Come è nato il suo legame con Eureka?
“Ho iniziato a collaborare con la Cooperativa già dal secondo anno di università, dopo averla conosciuta in occasione di una giornata d’orientamento. Ricordo il colloquio con Barbara, allora referente delle selezioni: arrivavo da un liceo artistico, un percorso non proprio lineare per chi si avvicina all’ambito educativo. Eppure a lei piacque proprio quella componente creativa, che riteneva utile al rapporto con i bambini. Mi spiegò tutto con calma e disponibilità, approfondendo senza fretta ogni aspetto delle loro attività. Non solo: mi rassicurò subito circa la possibilità di venire incontro alle mie esigenze da studentessa, tra esami ed orari dei corsi. Mi sono sentita accolta e ascoltata fin dal primo momento, e questa sarebbe stata la costante per tutti gli anni a venire”.
Che, a proposito: come si sono sviluppati?
“I primi due li ho trascorsi a sperimentarmi in ambiti diversi: dal sostegno scolastico all’assistenza domiciliare, passando per varie sostituzioni. È stato estremamente formativo. Proprio tra le prime esperienze c’è stato anche il centro educativo di Gossolengo, dove ho conosciuto educatori che per me sono stati veri e propri mentori. Quando nel nido si è Lavorato un posto, dunque, ho accettato con convinzione. È stato lavorando sul campo che ho scoperto la mia vera vocazione: se prendermi cura degli altri è sempre stato ciò che desideravo, operare nella scuola della prima infanzia mi ha permesso di scoprire l’utilità del servizio e fattive sinergie col territorio che in un primo momento”.
In un decennio, come ha visto cambiare la Cooperativa, e cosa l’ha fatta sentire parte della squadra?
“Forse, più che Eureka, sono cambiata io: con il tempo sono entrata sempre più a far parte di questa grande famiglia, di cui oggi sono anche socia. Ho imparato via via a comprenderne il valore, apprezzarne metodi e obiettivi. Fin dall’iniizo non mi hanno mai fatta sentire sola. Per la Cooperativa non ero un numero, al contempo godendo di fiducia e sostegno costanti. Hanno creduto in me fin dal primo istante e, devo dire, la cosa è stata subito reciproca: condividevamo la stessa visione lavorativa, educativa ed etica. Negli anni ho visto inoltre mettere sempre più al centro l’operatore, ascoltandone i bisogni e valorizzandone le competenze. Non posso non pensare che se trovo riscontri e quotidiana soddisfazione alle mie scelte e nella mia professione è anche grazie al confronto costante offerto dai colleghi e dalla coordinatrice, Carolina Soldati, sempre disponibile e attenta alle nostre esigenze. Ogni scelta pedagogica e organizzativa, inoltre, viene co-progettata fin dalle fondamenta, rendendoci pienamente partecipi di scelte e di un futuro da costruire insieme. Più che un rapporto di lavoro credo si possa definire un’‘alleanza educativa’”.
Ha sperimentato di persona quest’attenzione da parte dell’azienda in qualche occasione particolare?
“Sì, con la maternità. Ho un contratto a tempo indeterminato full time e, quando sono rimasta assente quasi un anno e mezzo, al rientro ho ritrovato esattamente ciò che speravo. Tutto mi attendeva così come l’avevo lasciato (qualcosa di non scontato e che ho apprezzato moltissimo). Oltre ad essere riconfermata nel mio incarico, inoltre, Eureka mi è venuta incontro su orari e necessità: sanno davvero prendersi cura di chi lavora per loro e li tutelano fattivamente. A dimostrazione di questo, da poco, c’è stata anche la sottoscrizione con i sindacati territoriali di categoria del nuovo Contratto Integrativo Aziendale. Si è trattato d’un passaggio importante che dà conto delle attenzioni della nostra Cooperativa”.
Consiglierebbe dunque a qualcuno di lavorare in Eureka?
“Senza pensarci due volte. Perché qui non vieni stressato come un ingranaggio usa e getta, ti senti davvero ‘visto’, valorizzato come persona e per quanto di tuo sai apportare. Sei membro di un progetto comune in cui credi e che crede in te. È lì per te. Se lo scopo ultimo è offrire servizi di qualità al nostro territorio, aiutare le persone, esser vicino a chi ha bisogno, questa splendida missione non viene anteposta al benessere didipendenti, collaboratori o membri della Cooperativa. Anzi: uno dei suoi primi obiettivi è la loro crescita professionale. Guardandomi indietro non posso che esprimere riconoscenza per l’educatrice che sono oggi”.
E le sfide non finiscono… Com’è nata quella di Cadeo?
“Da giovane madre comprendo appieno l’importanza di dotare una comunità d’un nuovo e più ampio nido, con tutte le ricadute positive che questo offre. Per questo quando mi è stato proposto questo servizio ho accettato con gioia. Per me è l’occasione di metter in gioco tutta l’esperienza accumulata finora in un progetto che vedrò nascere e fiorire giorno dopo giorno”.
Cosa rappresenta secondo lei questo nido per il comune?
“Sono ben consapevole che stiamo offrendo alla comunità un luogo di pensiero, incontro e futuro. Fino allo scorso giugno a Cadeo esisteva un solo micro-nido (appena 8 posti disponibili). Grazie ai fondi del PNRR è stato possibile il recupero e la ristrutturazione del vecchio asilo del paese. Una splendida struttura che oggi può accogliere fino a 58 bambini. Per ora siamo partiti con 19-20 iscritti, ma l’offerta sicuramente crescerà. Se dovessi scegliere dove vivere e costruire una famiglia, sono conscia che guarderei prima di tutto ai servizi presenti sul territorio: molte delle famiglie che ho incontrato in passato faticavano a trovare un posto dove lasciare i propri bimbi. Viviamo un periodo storico in cui genitori e nonni spesso lavorano e non possono accudirli come vorrebbero. Per questo assicurare loro la presenza di un luogo sicuro vicino alla propria residenza credo non abbia prezzo. E non solo perché evitano lunghe percorrenze in auto, ma perché sanno che il figlio potrà crescere nella loro stessa comunità, nell’ambiente che hanno scelto e che chiamano casa. Del resto, come dice l’antico proverbio che da sempre ci fa da adagio: ‘per crescere un bambino serve un intero villaggio’. Attivare un nuovo nido significa proprio questo: un valore aggiunto per le famiglie e un modo per mantenere vive le comunità di provincia”.
Qual è il ricordo più emozionante della sua carriera da educatrice?
“Il nostro è un lavoro intrinsecamente fatto d’emozioni e relazione con l’altro, ma se devo sceglierne uno sarebbe probabilmente quando, a giugno scorso, ho dovuto salutare Gossolengo. Alla festa di fine anno, le mie ormai ex colleghe, d’accordo con le famiglie, mi hanno organizzato una sorpresa meravigliosa, corredata da un toccantissimo video di saluti. Guardare negli occhi emozionati e commosi di persone che magari conoscevo da anni (ne avevo accudito il secondo o terzo figlio) è stato davvero doloroso e bellissimo a un tempo. È in quel momento che ti rendi conto di aver lasciato un segno, di aver seminato qualcosa di buono”.
Come sta cambiando il mondo dei servizi per l’infanzia?
“Le famiglie avranno sempre più bisogno di servizi come quelli da noi offerti. E non solo per la pragmatica necessità di affidare il proprio bambino a qualcuno di fidato: c’è a mio avviso una crescente consapevolezza del valore stesso del nido, di quanto sia importante frequentarlo fin da piccoli per apprendere capacità di relazione, entrare a far parte della collettività. Sono fermamente convinta che il nostro sia un mestiere in cui ogni giorno s’impara, si porta a casa e in seguito si restituisce qualcosa di più. Dico spesso che, quando ho iniziato, ero come un viaggiatrice carica di una valigia enorme ma che, in realtà, conteneva il minimo indispensabile. Ero ancora una studentessa: al suo interno avevo stivato tante nozioni ma nessuna esperienza. Col tempo quella valigia si è fatta sempre più pesante, e il mio obiettivo resta continuare ad aggiungervi qualcosa. Del resto le generazioni cambiano e con esse mutano bisogni e necessità: serve restare al passo. Oggi, con il nido di Cadeo, quella valigia si sta arricchendo di un capitolo tutto nuovo”.