Il gruppo del centro socio-occupazionale La Tartaruga di Bobbio, gestito dalla Cooperativa Eureka.

Progetti

21 Ottobre 2026

Calcetto: il torneo di Moizo&Scotti aiuta La Tartaruga di Bobbio

Sport, solidarietà e legame con il territorio si incontrano in un’iniziativa che sostiene concretamente le attività di Eureka a Bobbio.

Sport, solidarietà e legame con il territorio si incontrano in un’iniziativa che sostiene concretamente le attività di Eureka a Bobbio.

Da oltre trent’anni il torneo di calcetto organizzato dalla famiglia Scotti a Buffalora unisce sport, convivialità e raccolta fondi per realtà del territorio.

Quest’anno il ricavato sostiene il gruppo appartamento e il centro socio-occupazionale La Tartaruga, dedicati agli adulti con disabilità.

L’iniziativa nasce dal forte legame della famiglia Scotti con Bobbio e dalla volontà di restituire valore alla comunità attraverso occasioni condivise.

Il torneo è diventato un appuntamento capace di richiamare anche chi vive lontano, rafforzando memoria, appartenenza e legami con la valle.

Per Marco Scotti, sport, musica e solidarietà dimostrano come piccole iniziative locali possano generare relazioni, sostegno concreto e nuove opportunità per la comunità.

Marco Scotti: “Sembrano piccole cose, ma fanno comunità. Insieme si può fare tanto” 

Un campo da calcetto ricavato accanto alla cantina, là dove un tempo sorgeva la vecchia centrale della Falck, cinque o sei squadre in campo e una festa finale aperta a tutto il paese. Da oltre trent’anni il torneo organizzato dalla famiglia Scotti in località Buffalora, a Bobbio, devolve quanto raccoglie in beneficenza. Quest’anno ha scelto di sostenere Cooperativa Eureka per le attività del gruppo appartamento e del centro socio-occupazionale La Tartaruga, dove adulti con disabilità coltivano autonomie e legami con la comunità. Eureka ha accolto il dono con profonda gratitudine: “È il segno di una sensibilità sincera verso il lavoro quotidiano di educatori e operatori e la prova di quanto possa crescere un territorio quando imprese, associazioni e servizi scelgono di camminare insieme – ha dichiarato il presidente Eureka Emiliano Sampaolo –. Ci impegniamo da sempre per il sostegno a giovani e adulti con disabilità, perché possano fare concretamente parte, sentirsi accolti dalle comunità in cui vivono. Quando sono quest’ultime a farsi presenti e attive sostenitrici della loro integrazione, è per noi una ricompensa importante e la prova – ha concluso Sampaolo – che stiamo lavorando bene. Non potremmo essere più riconoscenti”. 

A promuovere l’iniziativa del torneo di calcetto è Marco Scotti, 62 anni, volto storico dell’azienda vitivinicola Moizo & Scotti, oggi condotta dalle figlie. Entrato in cantina a vent’anni, ha attraversato più di quaranta vendemmie e ha fatto del torneo un appuntamento atteso dall’intera valle.

Come nasce la storia della vostra cantina?

“Le radici risalgono al 1892, quando mio nonno lavorava come cantiniere nell’azienda degli allora proprietari, i signori Rossi. Il nome Moizo è subentrato per via del matrimonio di una delle loro figlie e, quando noi Scotti abbiamo rilevato l’attività (di cui nel 1974 mio padre è diventato amministratore unico), si è scelto il nome di Moizo&Scotti in segno di continuità. Oggi sono in pensione e la cantina è nelle mani delle mie figlie, la quarta generazione. Coltiviamo una decina di ettari di vigneto a Bobbio, vinifichiamo le nostre uve e vendiamo nel negozio lungo la via principale del paese: siamo profondamente legati al territorio”.

Un legame che pesa in ogni decisione, immagino…

“È così, ed è una scelta consapevole. Ho iniziato a lavorare in cantina a diciannove-vent’anni, appassionandomene da subito. Oggi di anni ne ho sessantadue: di vendemmie ne ho viste parecchie. L’azienda mantiene una parte agricola nei terreni di famiglia originari, mentre la trasformazione si svolge nella nuova sede di Buffalora, dove un tempo sorgeva la centrale della Falck: ristrutturarla è stato un modo per affermare e rinnovare il nostro impegno nei confronti della valle. Ne abbiamo fatto una cantina, ma anche la nostra abitazione. Ed è stato allora che, nel recuperare l’area, abbiamo pensato di realizzare un campetto da calcio: un po’ per amore dello sport e della convivialità, un po’ per dar vita a uno spazio da condividere”.

Come è nato il torneo?

“Nel 1993, con un gruppo di amici. L’idea era stare insieme, creare un’occasione di aggregazione, ma fin dall’inizio abbiamo voluto dargli un valore benefico. È diventato un appuntamento di festa e di solidarietà. Negli anni abbiamo sostenuto la casa protetta di Bobbio e Croce Rossa. Quest’anno abbiamo scelto Eureka e il suo centro La Tartaruga”.

Come si svolge la competizione?

“È una competizione aperta a tutti (anche ai giocatori più in là con gli anni) cui di solito prendono parte cinque o sei squadre di calcio a cinque, con un girone all’italiana. Le prime edizioni si distribuivano in un lasso temporale maggiore, ma di recente abbiamo scelto di concentrare il tutto nei giorni a ridosso di Ferragosto. Le prime due classificate si affrontano in finale e poi si fa festa tutti insieme”.

E in più c’è il risvolto benefico…

“Se l’evento è nato come un momento condiviso di leggerezza e divertimento, altrettanto peso, come ho detto, ha sempre rivestito l’idea di contribuire al bene comune. Quel poco che raccogliamo lo affidiamo con orgoglio alle associazioni che tanto hanno sempre fatto e continuano a fare sul territorio. Io stesso ho sperimentato sulla mia pelle cosa significhi vivere momenti difficili: nel 2012 mi sono ammalato e non ho più potuto giocare, ma l’organizzazione del torneo, il suo valore in seno alla comunità, ha visto i miei generi raccogliere il testimone. È certo una piccola cosa, eppure le persone vi partecipano con piacere e donano volentieri”.

Un interesse che supera anche i confini locali?

“Sempre più di frequente capita che l’occasione richiami gente anche da fuori: spesso originari del paese che vi colgono l’opportunità per tornare. Non potrebbe renderci più felici. Tradizioni come questa sono importanti per riscoprire il nostro comune passato ma anche rilanciare il presente. Come cantina, del resto, organizziamo degustazioni e assaggi proprio per coinvolgere visitatori, e ne beneficiano tutte le attività locali. Ma sapere che il torneo è l’occasione per chi un po’ rimpiange la valle e desidera riappropriarsene, magari creando nuovi ricordi con figli e nipoti, è un valore immenso”.

A proposito di iniziative per far conoscere la zona, quest’anno avete anche sperimentato la musica tra i filari…

“Sì, abbiamo inteso promuovere i nostri prodotti direttamente nel vigneto, sulla stessa terra e tra le viti da cui prendono vita. Era la prima volta, ma non sarà l’ultima: il pubblico ha risposto con entusiasmo. Abbiamo fatto rete con un macellaio e altri commercianti, creato percorsi musicali e valorizzato, insieme, tanto i prodotti che il luogo che li esprime, senza dimenticare le persone che ogni giorno portano passione e impegno alla salvaguardia delle tradizioni. Anche la scelta degli strumentisti ha voluto restare in paese: ci siamo messi in contatto con la scuola di musica di Bobbio e ne abbiamo fatto esibire gli allievi. Ai giovani bisogna dare spazio, ed è una cosa che si può, si deve fare. La scuola è un patrimonio educativo per il paese, sta crescendo e ci rende orgogliosi: i ragazzi regalano grandi soddisfazioni e, in più, rappresentano il futuro della nostra valle”.

A proposito del futuro, come lo immagina per Bobbio?

“La musica, lo sport, i legami che tengono uniti, quei piccoli pensieri rivolti alla comunità: per me il futuro passa da qui. Non amo far pubblicità alla beneficenza, ma penso che parlarne serva a trasmettere un messaggio importante. Se un torneo tra amici può aiutare La Tartaruga a continuare il suo lavoro, allora credo sia giusto farlo sapere: insieme si può fare tanto”.

Focus di questo articolo

Tutela e disabilità

12 Ottobre 2026

Il teatro d’ombra diventa uno spazio di espressione, autonomia e inclusione, dove ogni persona può trovare il proprio ruolo e valorizzare i propri talenti.

Tutela e disabilità

5 Ottobre 2026

Un ruolo ancora poco conosciuto che trasforma inclusione e lavoro in opportunità concrete per persone, imprese e comunità.