L‘approccio di Eureka all’ambiente si fa palestra di meraviglia e responsabilità
Il 28 luglio celebra la Giornata Mondiale della Conservazione della Natura, ricorrenza che mette a confronto le buone prassi messe in atto a favore dell’ambiente con dati ancora, purtroppo, in stridente contrapposizione. È così per le risorse naturali (che dal 1970 si sarebbero ridotte di ben un terzo) ma anche per gli habitat d’interesse comunitario (che per l’89% del nostro Paese risulterebbero in stato di conservazione sfavorevole). Il tutto senza naturalmente parlare di competenze, conoscenza, progetti o sensibilità condivise. Una sfida che Cooperativa Eureka affronta da anni là dove più è importante intervenire: a scuola come nei boschi, educando le nuove generazioni. Quelle che davvero possono fare la differenza.
Dalla didattica delle scienze alla visione ecosistemica
L’approccio di Eureka all’educazione ambientale si è evoluto nel tempo facendo rapidamente tesoro dei progressi della materia. Dalla divulgazione di nozioni scientifiche di base (piante, animali, geologia, idrologia) fino ad abbracciare una visione più ampia sulla scorta della Conferenza di Rio e l’Agenda 21 dei primi anni Duemila, la cooperativa è infatti sempre stata “sul pezzo”, non di rado facendo scuola sul territorio piacentino. “Nel solco dei primi studi internazionali in materia abbiamo subito compreso come l’ambiente non sia solo un oggetto di studio, ma – ha spiegato il presidente Emiliano Sampaolo – un sistema fatto d’intrecci tra ecosistema, comunità e comportamento umano. Non a caso oggi il percorso di Eureka è autenticamente multidisciplinare: chimica, fisica, biologia e scienze naturali s’intrecciano per offrire ai ragazzi una visione integrata del pianeta che abitano”.

Bambini che rieducano i genitori
Una delle conferme più emozionanti gli operatori Eureka l’hanno raccolta proprio in corso d’opera, durante le numerose attività che da anni la cooperativa porta nelle scuole, e cioè il fattivo ruolo dei bambini come agenti di cambiamento.
“Una volta spiegato il contesto ambientale, l’origine dell’inquinamento o del depauperamento delle risorse, così come tutele e best practice, sono stati proprio loro, gli studenti, a rampognare chi in famiglia non si attivasse a dovere a favore della natura. Figli, nipoti, fratelli o sorelle minori, insomma – ha confermato Sampaolo – senza che alcuno glielo inculcasse hanno preso a promuovere in casa attenzioni e visione green”. Sensibilità straordinarie, quelle raccontate da Sampaolo (da sempre in prima linea per l’educazione ambientale) senz’altro frutto di quell’esperienza diretta che è fulcro del progetto educativo Eureka. “Evitiamo di portare in classe eccessi di nozionismo, numeri o dati privi di contesto – ha confermato –, preferendogli approcci di coinvolgimento diretto, come giochi di ruolo in cui i bambini interpretino membri della comunità intenti a riflettere su come ridurre il consumo di risorse. Tornati a casa si dimostrano vigili e propositivi: ‘sgridano” chi lascia senza motivo il rubinetto aperto o trascura la raccolta differenziata”.
Ottimi risultati e contatto diretto con le famiglie sono non a caso i motivi per cui Eureka è stata chiamata, in occasione dell’emergenza della peste suina di qualche anno fa, a fare da portavoce delle corrette norme di comportamento. Se infatti da un lato è largamente riconosciuto il ruolo educativo della cooperativa a tema ambientale, quest’ultima non ha mai smesso di promuovere progetti e azioni concrete. Lo conferma, tra le atre, l’esser stata tra le prima a promuovere sul territorio la prassi del pedibus, non ultimo coinvolgendo gli anziani come figure di tutela, così da affiancare valore sociale a quello ambientale.
Portatori di stupore e meraviglia (anche per ciclo del cibo)
C’è qualcosa di straordinario nel vedere un bambino mettere i piedi nell’acqua del fiume per la prima volta: uno stupore che nessun’aula può replicare. Ed Eureka lavora su questa meraviglia, convinta che trasmettere un rapporto positivo con la natura sia il seme più fecondo d’ogni educazione ecologica. Parte del percorso riguarda tuttavia anche il ciclo del cibo: molti bambini non sanno da dove venga il latte, né quanti litri d’acqua servano per produrre un chilo di carne rispetto a un piatto di legumi. Nessi che, una volta scoperti, difficilmente si dimenticano. Anzi: radicano e mettono frutto in termini di sapere e autocoscienza.

La natura come palestra di socialità e responsabilità
L’outdoor education, infine, non educa solo all’ambiente: forma alle relazioni. Durante le attività di orienteering in gruppo, ad esempio, la cooperativa applica una regola semplice quantoprofonda: la squadra non si divide, si cammina al passo di chi è più lento (che spesso è anche il più, utilmente, osservatore). Ogni membro porta al gruppo il valore delle proprie abilità, così insegnando che la diversità è una risorsa. L’obiettivo è che i ragazzi si sentano davvero parte responsabile del territorio.
“Estati precoci come quella che stiamo sperimentando – ha chiosato il presidente Eureka – rappresentano esempi lampanti del cambiamento climatico causato dall’uomo, rendendo quanto mai urgente far comprendere ai giovanissimi quanto il loro contributo sia cruciale per riparare agli errori delle generazioni precedenti. I bambini – ha concluso – sanno essere molto più rigorosi di noi adulti: se comprendono a pieno dove sta il problema non vi passano sopra come nulla fosse ma adottano comportamenti consapevoli che diverranno la norma. Questa energia è la nostra migliore speranza”.