Ragazzi del grest di bobbio durante un'attività ricreativa

Servizi educativi

17 Agosto 2026

Eureka al Grest di Bobbio: educatori e comunità crescono insieme

Un’esperienza estiva che unisce gioco, comunità e inclusione, valorizzando il ruolo degli educatori e dei giovani animatori.

Un’esperienza estiva che unisce gioco, comunità e inclusione, valorizzando il ruolo degli educatori e dei giovani animatori.

Il Grest di Bobbio ha trasformato l’oratorio in una piccola comunità, dove bambini e ragazzi hanno condiviso giochi, laboratori e momenti di crescita.

Giampaolo Giovannini racconta il ruolo di Eureka come supporto discreto ai giovani animatori, tra programmazione, ascolto e gestione educativa dei gruppi.

L’esperienza ha valorizzato inclusione e collaborazione tra età diverse, con i più grandi capaci di guidare e prendersi cura dei più piccoli.

Tra attività, canoa sul Trebbia e uscite sul territorio, il Grest ha rafforzato relazioni, fiducia reciproca e senso di appartenenza comunitaria.

Giovannini: “Siamo facilitatori, registi dietro le quinte del Grest”

Un’estate di giochi, laboratori e crescita condivisa, in cui l’oratorio si trasforma in una piccola comunità di grandi e piccoli che imparano gli uni dagli altri: questa l’esperienza che racconta Giampaolo Giovannini, 33 anni, educatore che (accanto ad occuparsi dei centri estivi di Alseno e Gossolengo) nel mese di luglio si è fatto referente per Eureka del Grest promosso dalla Parrocchia del Duomo di Bobbio. Dal valore dell’inclusione al ruolo, discreto ma decisivo, degli educatori professionali a sostegno dei giovani animatori, il suo racconto trasmette emozione ed entusiasmo per un viaggio che potrebbe portare lontano.

Quando ha scelto di fare dell’educazione il suo lavoro?

“È avvenuto quasi per caso una decina di anni fa, dopo il servizio civile svolto con il Comune di Piacenza. Dieci mesi trascorsi nel servizio per minori non accompagnati che mi ha disvelato un mondo di passione e possibilità di fare concretamente la differenza: una volta conosciuto il settore me ne sono innamorato. Ricordo che fu proprio l’allora mio referente a consigliarmi Eureka per approfondire conoscenza e possibilità di trasformare in professione quel nuovo amore. Così feci. Anno dopo anno la collaborazione con la Cooperativa mi ha offerto di sperimentare servizi tra i più vari, toccare con mano i vari risvolti del lavoro e oggi, a una decade di distanza, mi ritrovo con gioia a dividere le mie giornate tra coordinamento di servizi e centri educativi, cui dedico la mattina, e il centro educativo Pigrillo, per cui il pomeriggio torno a vestire anche i panni dell’operatore. Così facendo ho costruito un equilibrio che mi consente di portare ad Eureka e ai suoi servizi le mie competenze senza tuttavia perdere il contatto diretto con il mestiere sul campo. Quel prezioso know how fatto di relazione con i ragazzi che fa assumere a tutto il resto la giusta prospettiva”.

Bambini ed educatori seduti sul campo sportivo durante un’attività di gruppo del Grest di Bobbio.

Com’è nata la collaborazione con la Parrocchia del Duomo di Bobbio?

“Il nuovo parroco, don Claudio, che già in passato aveva avuto modo di lavorare con Eureka, ha espresso il desiderio d’avviare una nuova collaborazione e ci ha chiesto di portare al Grest le nostre competenze. Insieme abbiamo studiato come poter risultare fattivamente d’aiuto: la nostra forza sta in primis nel comprendere le necessità della parrocchia ed offrire capacità ed esperienza ai risultati desiderati. L’organizzazione, abbiamo convenuto, sarebbe rimasta incentrata su attività d’ambito ecclesiastico, con sottogruppi dedicati a momenti di confronto, giochi, ballo e scenette ispirati al Vangelo. Nostro scopo era concorrere ad organizzazione e veicolare stabilità per la durata del mese di Grest, al contempo aiutando gli animatori a sviluppare idee e capacità. Il tutto senza mai sovrapporci a loro, ma facendo da facilitatori: una sorta di consulenti in presenza sempre disponibili. Insieme abbiamo dato forma al gruppo e favorito armonia e continuità di ogni giornata, alimentando la voglia di stare insieme. Desideravamo far sì che i volontari riuscissero ad esprimere al meglio le competenze, accrescessero conoscenze, sensibilità, e al contempo risultando soddisfatti del proprio operato. Volevamo che, accanto all’impegno profuso, godessero di tempo di qualità e relazioni appaganti: perché il Grest dev’essere un’occasione di gioia per tutti, tanto per i bambini che gli animatori”.

E com’è andata? Cosa l’ha colpita maggiormente?

“Il Grest è iniziato il 29 giugno e si è concluso con la festa in piazza del 14 luglio scorso. Accanto a una decina d’animatori, oltre a me, è sempre stato presente anche un secondo operatore Eureka. Su richiesta del Parroco abbiamo fatto sì che bambini della scuola materna e quelli di elementari e medie condividessero numerosi momenti: è stato ad esempio così per la preghiera o i balli del mattino, ma anche il pranzo, sempre consumato tutti insieme. Non avevo mai sperimentato questa convergenza di età diverse e devo dire che si è dimostrata un’esperienza bellissima: la costruzione di gruppi eterogenei per età, infatti, concorre molto a creare un senso di comunità e appartenenza. I grandi si responsabilizzano verso i piccoli che, a loro volta, guardano ai grandi come a un esempio, imitandoli e mutuandone le competenze. Ricordo di un ragazzino delle medie che, scatenato fino a poco prima in giochi e attività con i coetanei, quando arrivava il momento del pranzo era solito prender in braccio e coccolare un bimbo dell’asilo”.

Quali temi educativi avete affrontato?

“Nostro obiettivo era, come sempre, coinvolgere e includere tutti. Far sentire ciascuno parte integrante del gruppo e (pur secondo rispettivi caratteri e desiderata) ogni giorno a suo modo protagonista delle attività. L’aspetto più delicato è stato naturalmente il tempo: se in poche settimane non si può lavorare su temi complessi – ci siamo detti – era il caso di concentrarsi sul valore dei momenti trascorsi insieme. Su dialogo, incontro e capacità di trovare la bellezza nella diversità dell’altro. Ogni mattina, in cerchio, riflettevamo su cosa apprezzare e migliorare. Abbiamo abbracciato argomenti come l’inclusione, la diversità, ma anche il confronto e l’ascolto quali basi del vivere insieme. Certo, sono tematiche che non abbiamo potuto sviscerare in modo profondo, ma devo dire che mi ha stupito come, già dai primi giorni, abbiano fatto breccia. È stato così da esempio per la confusione iniziale, che i ragazzi hanno presto sostituito a dinamiche più rispettose. Hanno quindi iniziato a parlare a turno, si sono abituati a confrontarsi e ascoltare le opinioni altrui. Le attività e i temi servono esattamente a questo: nonostante le sole quattro settimane trascorse insieme ho visto con orgoglio nascere tra i bambini equilibri maturi e di reciproco rispetto””.

Qual è stato, in concreto, il vostro ruolo di operatori Eureka?

“Siamo stati un po’ come registi o macchinisti dietro le quinte: abbiamo osservato e vigilato che gli animatori mettessero in pratica la programmazione, li abbiamo consigliati ma mai prevaricandone le scelte. Eravamo piuttosto lì per rispondere a dubbi e suggerire miglioramenti, senza mai soffocarne l’entusiasmo. Abbiamo così proposto giochi e laboratori lasciando tuttavia fossero poi loro a condurli. Sforzandoci d’essere un po’ come allenatori che seguono la squadra da bordo campo abbiamo ottenuto si creasse un bel rapporto di fiducia e, con orgoglio, li abbiamo visti crescere giorno dopo giorno apprendendo sempre di più sia su loro stessi che l’essere animatori. Il Grest rappresenta del resto un importante momento di socialità per i bambini così come di crescita per i ragazzi: un bellissimo percorso fatto di responsabilità, condivisione e maturazione”.

Una giornata tipo del Grest di Bobbio?

“Ingresso alle 8.00, appello e gioco libero fino alle 9.00. Un quarto dora più tardi ci ritrovavamo tutti in cerchio per il momento della riflessione (ispirato a un passo della Bibbia o alla tematica della ricorrenza francescana) cui seguivano scenette e balli. Ogni gruppo era infatti responsabile di qualcosa: c’era chi sviluppava i giochi, chi (seguendo le indicazioni della Curia) organizzava le scenette, chi si faceva carico di dar forma a semplici coreografie pensate per far muovere i bambini a suon di musica. C’era poi il gruppo dei laboratori: suo compito era suggerire e organizzare attività che dessero il la a fantasia e creatività, come realizzare braccialetti, magliette, ma anche sculture in creta e così via. Dalle 12.30 alle 13.30: il pranzo, rigorosamente condiviso. E su questi siamo stati davvero fortunati, perché nella cucina dell’oratorio la signora Bruna ci preparava eccezionali manicaretti! Anche gli stessi bambini contribuivano attivamente a questo momento conviviale apparecchiando o sparecchiando (cosa che ha piacevolmente stupito non un solo genitore). Non era qualcosa che imponevamo noi quanto più, come spesso accade, merito dell’emulazione dell’altro: specialmente se più grande, l’aiutare diventa elemento attrattivo. Al lauto pasto seguivano momento di riposo, tempo libero e laboratori, fino alla merenda delle 15.30 e all’uscita delle 16.00. Non sono mancate infine le giornate ‘speciali’, come le uscite in canoa sul Trebbia, la piscina o, una volta a settimana, la gita. Rispetto agli ambienti urbani abbiamo optato per esperienze a contatto con la natura come il parco naturalistico in stile safari di Zoom o il parco avventura di Salice Terme. Tutte occasioni che hanno i bambini hanno dimostrato di gradire davvero molto”.

Che bilancio traccia di questa esperienza?

“Mi auguro che abbia lasciato tanto, come credo, sia ai bambini che ai genitori ma, soprattutto, agli eccezionali ragazzi che hanno scelto di farsi volontari al Grest. A Bobbio gestiamo già svariati altri servizi e siamo stati particolarmente lieti d’essere chiamati a relazionarci con i più giovani, conosciuto e avvicinato atre famiglie della valle. Spero sia l’inizio di nuove, proficue collaborazioni”.

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